Trenta chilometri in ‘volo’ sulle Cinque Terre

Il programma della giornata è ambizioso. Raggiungere Rio Maggiore partendo da Levanto, naturalmente a piedi, percorrendo l’Alta Via delle Cinque Terre. Il che significa circa 1.500 metri di dislivello in salita, altrettanti in discesa, e più di venti chilometri lungo i sentieri stretti e scoscesi della costa ligure a picco sul mare; così sospesi nel vuoto, distanti 700 metri dall’acqua, che sembra quasi di volare. Il tutto a una velocità sostenuta, con soste brevi e ben calcolate, mantenendo un ritmo serrato.

 

Ma sotto sotto l’obiettivo vero della giornata in realtà è un altro. Oltrepassare la meta di Rio Maggiore, superare il confine del Parco delle Cinque Terre, e arrivare fino a Portovenere. Aggiungendo un bel po’ di chilometri e di dislivello al programma iniziale. Un tragitto, quello che collega Levanto con Portovenere, che diversi amici avevano tentato in passato, andando però in ritirata dopo due terzi di percorso. Anche noi dovevamo quindi quanto meno provarci. E così, zaino in spalla e cagnolina al guinzaglio, iniziamo l’avventura.

 

 

Muoviamo i primi passi a piedi da Levanto intorno alle 8. I primi chilometri ti spezzano il fiato. Soprattutto qui, dove si parte subito con delle rampe in salita che portano prima a Colla dei Bagari, poi a Colla di Gritta, proseguendo poi fino a Soviore e infine al Termine: circa 10 chilometri tutti di salita. Nel primissimo tratto percorriamo la valle del torrente Cantarana, su un terreno azzurro di ofioliti, calpestando i detriti dello scavo della vecchia galleria ferroviaria costruita nell’Ottocento. Nel tratto in salita, dove marciamo a passo sostenuto, cerco di stare sempre in testa io, almeno un paio di metri davanti a Davide: perché i suoi passi sono il doppio dei miei, e se mi supera, oggi, è la fine. Questo sentiero sarebbe ottimo anche per Briscola: è pieno di torrenti. Peccato che con questo secco praticamente tutti i fossi non abbiano acqua. Qui siamo nel pieno della macchia mediterranea. Siamo invasi da edera, timo, issopo ed euforbie e fra poco incontreremo anche alcuni lembi di lecceta. Poi, salendo di quota, entreremo in mezzo a castagneti e foreste di querce. I sentieri bassi, a ridosso del mare e delle Cinque Terre, oggi sono un brulicare di turisti che invadono i percorsi come formiche. Ma nella parte alta dove andremo noi, non saremo in tanti.

 

L’imbocco di una vecchia miniera di rame lungo il sentiero ci segnala che ormai siamo arrivati al primo traguardo della giornata, la Colla dei Bagari, che infatti raggiungiamo poco dopo. E da quassù inizia lo spettacolo: davanti e dietro a noi, il mare. Tutta la costa delle Cinque Terre è sotto i nostri piedi, e all’orizzonte si intravedono l’isola di Capraia e l’Elba. Continuiamo a camminare, e dopo circa mezz’ora tocchiamo Colla di Gritta. La fregatura è che per arrivare qui siamo scesi un po’ di quota purtroppo, quindi dovremmo di nuovo risalire. Abbiamo un tratto su asfalto, poi riprendiamo di nuovo il sentiero. Poco prima di arrivare al santuario della Madonna di Soviore passiamo esattamente sopra alla prima delle Cinque Terre, Monte Rosso. Ognuno dei cinque paesi sul mare è sovrastato infatti da un proprio santuario. In meno di due ore dalla partenza raggiungiamo Soviore, che è il santuario legato appunto a Monte Rosso, dopo più di 7 chilometri di cammino e un dislivello in salita di 650 metri. Qui anticamente era meta di pellegrini, quindi anche noi facciamo tappa per bere qualcosa e ricaricare le borracce. C’è un bar. Non resisto ed entro per prendere un caffè. La sosta dura un paio di minuti.

 

E il trekking prosegue fino a raggiunge il Termine (ma non delle nostre fatiche). Da qui si prosegue seguendo il sentiero di crinale, lungo antiche via di transito sorte addirittura prima dell’Aurelia. Lo spettacolo, da una parte e dall’altra, è sempre meraviglioso: da un lato, di là dal mare, le Alpi Marittime che segnano il confine con la Francia; dall’altro la dorsale appenninica. La fase più critica la tocchiamo intorno al decimo chilometro, quando, dopo 800 metri di dislivello alle spalle, ci troviamo davanti all’ennesimo strappeto di salita fetente: arriva il classico calo di zuccheri e un lieve giramento di testa, ma con due liquirizie sono più nuova di prima. Del resto la sosta per il pranzo al sacco l’abbiamo prevista solo al Valico della Cigoletta, che dista ancora un’oretta e mezzo di cammino. Se vogliamo arrivare a Portovenere non posso iniziare ora a chiedere sconti sulla tabella di marcia. Quindi si prosegue, sempre con il solito passo sostenuto (la velocità media della giornata sarà di circa 4.2 km/h), e finalmente alle 11.54 arriviamo al Valico della Cigoletta, il nostro cibo: lo raggiungiamo dopo 3 ore e 56 minuti di cammino, 16 km, 1.138 m di dislivello in salita e 500 in discesa. Con la pancia piena, è tutta un’altra storia. E raggiungere il Valico del Telegrafo sarà un gioco da ragazzi. Lungo il sentiero, al 18 km, sopra Manarola, incrociamo i Menhir, monoliti in pietra, tracce di antichi insediamenti umani che vantano millenni di storia.

 

La decisione di non ripiegare a Rio Maggiore, ma di arrivare fino a Portovenere, comunque, la prendiamo solo quando raggiungiamo il Valico del Telegrafo e ci rendiamo conto di essere tutti e tre – Davide, il cagnolino Briscola ed io – ancora carichi di energia, quadricipiti indolenziti a parte. Ci arriviamo alle ore 13.54, dopo aver percorso 23 km in 5 ore e 30 minuti, con un dislivello di 1.322 m in salita e 774 in discesa. Quindi proseguiamo. Qui, dove arrivano anche le macchine, è pieno di camminatori della domenica che si fermano a 20 metri dal parcheggio per fare un pic nic. Anche Briscola si ferma un attimo per cercare di prendere la palla ad un bambino e giocare. Sì, ha decisamente ancora energia da vendere. A Campiglia, dopo un’altra ora di cammino (26,6 chilometri totali, 1.409 m di dislivello in salita), facciamo sosta per un pezzo di torta comprato in un bar, praticamente il secondo che troviamo lungo il tragitto. Ormai è fatta. Ci aspetta il tratto forse più suggestivo della giornata, con un sentiero che scende ripido lungo la costa a strapiombo sul mare. Oggi è sereno, con sole, cielo azzurro e mare blu, e lo spettacolo è meraviglioso.

Così arrivare a Portovenere, nonostante la fatica, è veramente un piacere. Tocchiamo la meta a tempo record, alle ore 16.21, dopo la partenza alle ore 8 da Levanto: dopo 32.1 chilometri totali, 1.522 m di dislivello in salita e 1.488 in discesa, e un tempo di cammino complessivo di 7 ore e 47 minuti. Ah, il rientro a Levanto lo facciamo in battello.






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Source: La Via dei Monti

Autore dell'articolo: admin