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Storia di una montagna che resiste

È uno di quelli che è rimasto, andando controcorrente, anche quando la maggior parte degli amici sceglieva di partire. Ha deciso di restare, resistendo sotto il crinale, pur tra mille difficoltà che soltanto chi vive tutto l’anno a oltre 1.200 metri di quota, può capire.

 

Emiliano Mazzoni, 39 anni, è nato e cresciuto a Piandelagotti, nel comune di Frassinoro, nella borgata di Casa Pasquesi dove oggi lavora nella pizzeria di famiglia, quando non è impegnato come cantautore a scrivere canzoni e produrre dischi. Dell’infanzia «ricordo le giornate passate a sciare e a guardare lo skilift accanto a casa che oggi non esiste più. Fu il primo a nascere in zona negli anni ’70», nei tempi d’oro di questa vallata – quella del Dragone – «che è forse una delle più difficili dell’Appennino». Elementari, medie e superiori le ha vissute in montagna. Poi è arrivato il tempo dell’università di filosofia a Bologna. «Ma sono scappato dopo 6 mesi, rinunciando alla borsa di studio – racconta -. Mi mancavano i miei prati. Tornassi indietro, forse non lo rifarei».

 

Perché in Emiliano – come nei tanti che sono rimasti – c’è sì l’amore per il territorio, ma c’è anche tanta amarezza per uno spopolamento che pesa, e che rende incerto anche il futuro più prossimo. «In questi anni la montagna è cambiata tanto. Ho assistito alla chiusura di scuole e attività che nessuno riaprirà mai, perché manca un progetto serio di riqualificazione. È anche per questo che sono rimasto: più che una scelta è stato un gesto di responsabilità. Lasciare la famiglia e il lavoro non è semplice, e forse ha più coraggio chi sceglie di partire», spiega lui. Ma la vera forza, per me, è quella di chi resta, di chi deve fare i conti con una linea internet che funziona a singhiozzo (ed è l’ordinaria quotidianità) e con centinaia di chilometri di sali e scendi da ‘macinare’ per raggiungere un ospedale, un concerto, una libreria.

 

«Perché per vivere quassù bisogna esserci portati – sorride –. Forse è solo per chi c’è nato. Ne ho visti tanti trasferirsi qua dalla città e scappare dopo pochi mesi. Quassù resti sempre un po’ indietro agli altri, sei fuori da tutto e i servizi mancano. Si crea una frizione tra i ritmi della vita moderna e quelli lenti imposti dalla montagna. Forse è per questo che la maggior parte ha deciso di partire». Ma Emiliano, per ora, resta, tra giornate in pizzeria, corse in pianura per provare con la band (percorrendo anche 300 km al giorno, perché alla sera ritorna sempre a casa), e il passatempo di costruire sculture in legno con oggetti di recupero. «Finché avrò le energie resterò – aggiunge -. Ma il futuro lo vedo incerto. Se non cambiano le cose, queste vallate andranno a finire in nulla. Serve qualcosa di tangibile per fare tornare gli abitanti, servono servizi e sgravi fiscali. E anche il turismo tornerà».

 

La storia di Mazzoni è andata da poco in onda su Rai 3, nella trasmissione di Corrado Augias ‘Quante storie’, dedicata al romanzo di Sandro Campani (scrittore di Montefiorino) edito da Einaudi ‘Il giro del miele’, ambientato proprio nella vallata del Dragone.

Milena Vanoni

 

*da Il Resto del Carlino – Modena del 26 marzo 2017.

 

Per vedere la meravigliosa intervista di Campani e Mazzoni nella trasmissione di Corrado Augias cliccate qui.

 

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Source: La Via dei Monti

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